Luigi Diego Perifano ad ogni quarto di secolo si presenta come scrittore. Stavolta ha acceso i fari della notorietà su un cittadino illustre di Benevento poco conosciuto, con "Nicolò Franco. Storie di un irregolare"

Luigi Diego Perifano ad ogni quarto di secolo si presenta come scrittore. Stavolta ha acceso i fari della notorietà su un cittadino illustre di Benevento poco conosciuto, con "Nicolò Franco. Storie di un irregolare"

La toponomastica cittadina ci consegna un personaggio con due "c" nel nome ma l'autore ha scoperto, grazie ad un testo del 1500, che in realtà la "c" di Nicolò era una sola. Penso che Nicolò Franco sia stato forse il più grande letterato della storia della città di Benevento. Tanto famoso e tanto meritevole, ma allo stesso tempo così tanto sconosciuto

L'avvocato, il politico, il capo dell'opposizione di sinistra a Palazzo Mosti, si è presentato stasera nell'Auditorium "Gianni Vergineo" del Museo del Sannio, dinanzi ad un folto pubblico, sotto una veste per certi versi inedita, quella dello scrittore.
E' stato presentato, infatti, il volume "Nicolò Franco. Storie di un irregolare", edizioni Spartaco.
Hanno conversato con l'autore Gerardo Canfora, Paolo Palumbo e Carmine Pinto.
I lavori sono stati moderati da Enzo Colarusso, giornalista.
Prima che l'evento avesse inizio abbiamo scambiato qualche battuta proprio con l'autore assediato da amici ed estimatori per il firma copie.
La mia è una passione laterale a quella dell'attività professionale, che è la prima cosa e poi all'impegno politico, ci ha detto Perifano.
Penso però che Nicolò Franco sia stato forse il più grande letterato della storia della città di Benevento. Tanto famoso e tanto meritevole, ma allo stesso tempo così tanto sconosciuto.
Mi sono reso conto, anche presentando questo lavoro, che la figura dell'uomo e del letterato era praticamente ignota alla maggioranza dei nostri concittadini e quindi ho pensato di dedicargli questo libro per restituirgli forse quella notorietà che merita e mi auguro anche una empatia ed un affetto che una personalità del genere dovrebbe avere.
Il pubblico più attendo, abbiamo detto a Perifano, o semplicemente avvezzo alla lettura delle targhe della toponomastica cittadina, ha notato che il nome del personaggio è citato nel libro come Nicolò e non come Niccolò, così come è invece presentato anche nella viuzza che porta su via De Nicastro e poi all'Arco di Traiano.
Questa è una bella storia, ci ha risposto l'autore, che ha diviso molto i letterati perché alcuni usavano chiamarlo Niccolò mentre altri Nicolò.
Grazie però a Lamberto Ingaldi, abbiamo qui stasera un volume originale del 1500 dove si legge che Nicolò Franco amava firmarsi come autore con una sola "c".
Lei ha scritto certamente prima degli eventi che stanno interessando la città sul caso Santamaria, abbiamo ancora detto a Perifano e quindi non era assolutamente nella sua idea quella di accendere i fari sulla vicenda di questo ultimo mese, ma c'è in qualche modo una attinenza tra quello che è capitato a Nicolò Franco e quello cui assistiamo oggi da un punto di vista giudiziario?
No, ci ha risposto, non c'è alcuna attinenza ovviamente.
Lo potremmo chiamare un caso giudiziario particolare perché tutto è nato dall'inchiesta e dalla mia professione di avvocato ad approfondire il caso.
La lettura dei verbali dell'inchiesta condotta dall'Inquisizione mi hanno anche portato ad elaborare una teoria ed a spiegare perché un letterato linguacciuto e sboccacciato, è poi finito nelle grinfie della Santa Inquisizione.
Insomma, ha concluso Perifano, questa di Nicolò Franco è una storia molto interessante e curiosa che mi è piaciuto raccontare ai beneventani.
Ed allora non c'entra assolutamente nulla con la "Inquisizione" di questi giorni... abbiamo infine ribadito.
No, assolutamente no, ha detto l'autore anche perché quella era molto più severa e ricorreva addirittura alla tortura.
Dopo Perifano abbiamo scambiato qualche battuta anche con il nostro collega Enzo Colarusso e gli abbiamo chiesto la sua opinione su questa iniziativa editoriale di Perifano.
Stasera, alla sua seconda esperienza, conosciamo anche il Perifano scrittore.
Perifano, scrive ogni quarto di secolo, ci ha risposto Colarusso, per sua stessa ammissione.
Allora per il prossimo suo libro dovrà chiamare nuovi giornalisti, almeno per quanto ci riguarda... abbiamo fatto osservare a Colarusso.
E quindi, ha ripreso il collega, concentra tutta la sua capacità sul testo, una capacità che è veramente notevole, sia durante la lettura che alla fine del romanzo stesso...
Lei si è persuaso che potrebbe essere anche la trama di un sceneggiato televisivo, abbiamo chiesto a Colarusso?
Certamente sì, ci ha risposto.
Lo immaginavo proprio così e me ne sono persuaso leggendo il libro anche ad alta voce, come spesso faccio e pensavo ai volti degli attori, all'ambientazione.
A chi ha assegnato il ruolo del protagonista, gli abbiamo ancora chiesto?
A Gian Maria Volontè, ci ha risposto, perché mi sembrava proprio il volto giusto... anche pensando al ruolo di Giordano Bruno che egli interpretò e l'ambientazione a Benevento che è stata già protagonista a fine anni Settanta di un altro sceneggiato, "Diario di un giudice".
Luigi Diego Perifano ha in pratica composto un romanzo storico.
Un'opera che inquadra un periodo storico particolarmente intenso come quello del 1500 che è stato il secolo dei grandi artisti, ma anche delle grandi scoperte geografiche, dell'allargamento ad Ovest delle conoscenze dell'uomo, il secolo dei libri a stampa che hanno enormemente aumentato in modo esponenziale lo spazio della cultura.
Ovviamente è un secolo dettato anche dalle grandi riforme religiose che Perifano pure racconta e dall'altra parte il nocciolo del romanzo è proprio attorno ad un processo inquisitorio, larvatamente o erroneamente dipinto come un processo per eresia, ma in realtà è stato un processo politico in quanto Nicolò Franco è stato molto vicino ad una parte della Chiesa che prima era in auge e che poi a mano a mano è caduta in disgrazia a seconda dei papi che l'hanno governata.
Nessun collegamento ideale tra il processo a Nicolò Franco e la questione giudiziaria degli ultime settimane... abbiamo chiesto anche a Colarusso.
Non può esserci, ci ha risposto, perché Perifano il libro lo ha pensato prima della vicenda Santamaria e parliamo anche di cose diametralmente opposte e non raffrontabili.
Nicolo Franco paga una sua estrema e virulenta loquacità ma essenzialmente l'essere stato, ha concluso Colarusso, con talune gerarchie ecclesiastiche che lo hanno poi condotto alla morte.
In pratica si è trovato in mezzo ad un gioco che era più grande di lui ed ha cercato di difendersi in maniera dignitosa.
Il problema è che l'inquisizione non versava sangue ma lacerava i tessuti, i muscoli e lo faceva con torture terribili da sopportare.
Sin qui la nostra chiacchierata con l'autore e con il conduttore della serata che ha avuto inizio con l'intervento del presidente della Provincia, Nino Lombardi a cui hanno fatto seguito quelli degli accademici, Gerardo Canfora, Paolo Palumbo e Carmine Pinto.
Dopo oltre un'ora e mezza dall'inizio, così come avevamo già anticipato a Perifano, abbiamo dovuto lasciare la sala e non abbiamo potuto seguire tutti gli interventi che peraltro sono stati molto ma molto lunghi.
Accanto a noi c'era l'ex consigliere regionale Gino Abbate che peraltro è un medico, che ci ha detto di avere, a seguire, anche lui una riunione a cui non poteva mancare e che quindi era impossibilitato a rimanere oltre.
Ed allora, ci ha detto, per "giustificare" l'uscita: Lei cammina male, io sono un medico, ho l'obbligo di accompagnarla.
E così, ci ha preso sotto il braccio ed insieme siamo usciti dalla sala ma attenzionati sia da Colarusso che da Perifano che ci hanno indicati dal tavolo.
Chissà quante risate si sarebbero fatte se avessero saputo che il medico ci sosteneva per la gamba buona, quella già operata all'anca e non per quella che duole e prenotata a breve...
Insomma abbiamo fatto proprio un simpatico siparietto, che ha anche un po' alleggerito l'incedere della serata, un siparietto che a molti non è sfuggito...

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